Storia – Tema I : Il mondo nel Secondo dopoguerra – Cap.3 “La ricerca di un nuovo ordine mondiale dal 1991 in poi”

I- Unilateralismo o multilateralismo ?

A/ Gli Stati-Uniti, unica « iperpotenza »

 1.Una schiacciante superiorità militare (la guerra del Golfo 1990-91 / vedere il dossier sull’America)

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L’unilateralismo : azioni diplomatiche o militari fatte in modo autonomo, senza l’avallo della comunità internationale (in particolare, senza l’accordo del Consiglio di Sicurezza dell’ONU).

Bush (George) :  (detto George Bush senior ) politico statunitense. È stato il 41º Presidente (repubblicano) degli Stati Uniti (1988-1993). Bush mostrò una particolare predilezione verso la politica estera: si mosse cautamente di fronte allo sgretolarsi dell’URSS e fu un forte sostenitore dell’intervento in Iraq (dopo l’invasione del Kuwait da parte di quest’ultimo). La Guerra del Golfo, fortemente voluta dall’amministrazione Bush, iniziò il 16 gennaio 1991, dopo l’approvazione da parte del Consiglio di sicurezza dell’ONU e la creazione di una forza multinazionale di una vastità senza precedenti (comprendeva, fra l’altro, alcuni paesi arabi e l’URSS); a differenza di quanto avvenne durante la Guerra di Corea, la forza multinazionale si attenne strettamente al suo mandato e liberò il Kuwait, lasciando comunque al potere il dittatore iracheno Saddam Hussein, cosa che gli attirò critiche dei neoconservatori.

Hussein (Saddam) : politico iracheno, leader assoluto dell’Iraq dal 1979 al 2003,  già responsabile della guerra Iraq-Iran (1980-88), e della prima guerra del Golfo (invasione del Kuwait, 1990), quando venne destituito nel 2003  in seguito all’invasione anglo-americana in quella che è conosciuta come la seconda guerra del Golfo. È stato giustiziato per impiccagione il 30 dicembre 2006, in esecuzione di una sentenza di condanna a morte pronunziata da un tribunale speciale iracheno sistemato dagli Stati-Uniti – sentenza confermata in appello – per crimini contro l’umanità.

2.Locandina del nuovissimo porto-aeri gigante nucleare George H. W. Bush

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3.Una dominazione economica e culturale (vedere il dossier sull’America)

L’iperpotenza : potenza di uno stato basata su quattro pilastri  : superiorità militare, potenza economica, anticipo tecnologico e influenza culturale. E un termine quindi subiettivo e connotato. L’autore della parola è Hubert Védrine, ex ministro francese degli affari esteri.

B/ La moltiplicazione dei conflitti locali

4. Gruppi etnici (dati censimento 1991)
Serbi 36%
Croati 20%
Albanesi 15%
Bosniaci musulmani 10%
Sloveni 8%
Macedoni 6%
“Jugoslavi” 3%
Montenegrini 2%
Ungheresi 2%
  1. il risorgere dei nazionalismi : il caso della Jugoslavia (1991-95)

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6. Discorso di Milosevic per l’anniversario dei 600 anni della battaglia di Kosovo Polje.

 

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La pulizia etnica : violenze e massacri commessi contro un popolo per cacciarlo via, eliminarlo da un territorio.

Milosevic (Slobodan) : È stato presidente della Serbia e della Repubblica Federale di Jugoslavia. Tra i principali protagonisti politici delle Guerre nella ex-Jugoslavia negli anni Novanta, fu accusato di crimini contro l’umanità per le operazioni di pulizia etnica dell’esercito jugoslavo condotte dal generale Ratko Mladic contro i musulmani in Croazia, Bosnia ed Erzegovina e Kosovo. Nel 2001 la Serbia lo consegna al Tribunale Penale Internazionale per i Crimini nella Ex-Jugoslavia (l’Aia, Paesi Bassi) ; muore in prigione nel 2006, prima della fine del suo processo.

CPI : La Corte Penale Internazionale (in inglese: International Criminal Court - ICC) è un tribunale per crimini internazionali che ha sede all’Aia, nei Paesi Bassi. La competenza del Tribunale è limitata ai crimini più seri che riguardano la comunità internazionale nel suo insieme, cioè il genocidio, i crimini contro l’umanità e i crimini di guerra. La Corte ha una competenza complementare a quella dei singoli Stati, dunque può intervenire solo se e solo quando gli Stati non vogliono o non possono agire per punire crimini internazionali. La Corte Penale Internazionale non è un organo dell’Onu e non va confusa con la Corte Internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite, anch’essa con sede all’Aia. Ha però alcuni legami con le Nazioni Unite: ad esempio il Consiglio di sicurezza ha il potere di deferire alla Corte situazioni che altrimenti non sarebbero sotto la sua giurisdizione. Nei suoi primi anni di esistenza, La corte ha ricevuto tre deferimenti (referrals), dai governi di Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Uganda ; due deferimenti da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, riguardante Darfur (Sudan) e Libia.

7-Politica e religione (vedere l’esempio dei scontri hinduo-musulmani in India, dossier Asia, pagina 6)

 

C.Un mondo più pericoloso ?


     8-Lo sviluppo generale dell’armamento

         e la proliferazione nucleare : l’ONU impotente 

 La proliferazione nucleare : acquisizione di un armamento nucleare da un

paese estraneo al club delle Cinque grandi potenze nucleari dell consiglio

di Sicurezza dell’ONU (Stati-Uniti, Russia, Cina, Regno Unito, Francia) : Israele,

Pakistan, India, Corea del Nord, Iran…

TNP : Il Trattato di non proliferazione nucleare è un trattato internazionale

sulle armi nucleari che si basa su tre principi: disarmo, non proliferazione e uso pacifico del nucleare. Il trattato, composto di 11 articoli, proibisce agli stati firmatari “non-nucleari” (ovvero che non possiedono armi nucleari) di procurarsi tali armamenti e agli stati “nucleari” di fornir loro tecnologie nucleari belliche. Inoltre il trasferimento di tecnologie nucleari per scopi pacifici (ad esempio per la produzione elettrica) deve avvenire sotto il controllo della AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica). Il trattato fu sottoscritto da USA, Regno Unito e Unione Sovietica nel 1968 ed entrò in vigore nel 1970. Francia e Cina (che possiedono armi nucleari) vi aderirono nel 1992 mentre la Corea del Nord lo sottoscrisse nel 1985 ma, sospettata di costruire ordigni atomici e rifiutando ispezioni, si ritirò definitivamente dal trattato nel 2001. Il Sudafrica, inizialmente non membro del TNP, ha costruito sei testate nucleari che ha successivamente dichiarato di aver smantellato, aderendo poi al trattato nel 1991 come stato non-nucleare. Attualmente sono 189 gli Stati firmatari.

9-Vai a vedere :

  1. http://www.dailymotion.com/fr/relevance/search/le+minaccie+della+corea+del+nord/1#video=xrb4bn
  2. http://www.dailymotion.com/fr/relevance/search/corea+del+nord+aprile+2013/1#video=xpse0p
  3. http://www.dailymotion.com/fr/relevance/search/le+minaccie+della+corea+del+nord+aprile+2013/1#video=xyshyn

La « dinastia » comunista dei Kim (Il Sung ; Jong-Il ; Jong-Un) da Kichka.

10- Dopo il test dei missilistici iraniani si è di nuovo alzata la tensione nel Golfo Persico tra Iran e Stati Uniti, anche se finora le provocazioni del presidente Ahmadinejad non hanno avuto effetto. Se ha perso quota l’ipotesi di un attacco americano, nonostante la volontà dell’ala oltranzista della Casa Bianca, guidata dal vicepresidente Dick Cheney nel 2007, rimane possibile un raid da parte di Israele, con l’appoggio – anche solo successivo – degli Stati Uniti. Molto dipenderà dall’evoluzione politica interna in Israele e in Iran.

http://www.limesonline.com/wp-content/uploads/2007/12/guerra_poss5001.jpg

11- Il peso mediatico delle organizzazioni non governative (vedere il dossier le dinamiche della Globalizzazione, cap.III : i debattiti) e dei vertici internazionali.

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II- Le fratture del mondo musulmano

A-Il terrorismo internazionale e lo sviluppo dell’islamismo radicale

12-lo shock dell’11 settembre 2001

World Trade Center, New-York : luogo dove le torri gemelli sono distrutte dagli attentati dell’11 settembre 2001.

Integralismo religioso : (o integrismo religioso) è un tipo di visione del mondo che, facendo riferimento a una religione e in particolare ai suoi testi sacri e dogmi, mira ad applicarne compiutamente i principî  nella vita politica, economica e sociale della collettività. A questo scopo si tende a eliminare il pluralismo filosofico, ideologico e d’azione politica, rigettando le idee differenti. Per raggiungere tale obiettivo, gli integralisti sottomettono la politica e le leggi dello stato ai precetti della religione, operazione che portata alle sue estreme conseguenze si traduce nell’instaurazione di una teocrazia.

Islamismo : corrente politica e religiosa che mira a stabilire uno Stato musulmano, guidato dai principi del  Corano. Gli islamisti moderati rispettano la democrazia, quindi il suffraggio universale, il pluripartismo, la tolleranza  e la non violenza ; quelli radicali , cioè i fondamentalisti  o ancora  integralisti (tra cui, i salafiti nell’islam sunnito), vogliono invece  imporre la Shari’a (“legge di Dio” : il Corano) a tutti e ad ogni costo, e conquistare il potere, o combattere le altre forme di Stato,  anche tramite attentati e altre azioni violente

Jihad : è una parola araba che significa, secondo le interpretazioni,  “esercitare il massimo sforzo” o “combattere”. La parola connota un ampio spettro di significati, dalla lotta interiore spirituale, tollerante  e non violenta,  per attingere una perfetta fede personale,  fino alla guerra santa per imporre l’Islam, anche con violenza estrema  se necessario,  come religione universale unica.

Salafismo : scuola di pensiero sunnita che prende il nome dal termine arabo “i pii antenati” che identifica le prime tre generazioni di musulmani (VII-VIII secolo : i “Compagni” di Maometto e i “Seguaci e “Coloro che vengono dopo i seguaci”, la terza generazione), che vengono tutti considerati – dai salafiti – dei modelli esemplari di virtù religiosa. All’origine ababstanza tollerante, il salafismo è poi diventato un movimento integralista, ormai frequentemente associato alle espressioni più radicali del fondamentalismo. A partire dagli anni settanta del XX secolo, vi si richiamano infatti esplicitamente numerosi gruppi estremisti, come il Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento, sorto negli anni novanta in Algeria, ed altre milizie jihadiste vicine ad al-Qaida.

Shari’a : Parola araba che significa “via” usata, in particolari contesti, per intendere la legge islamica, la via appunto stabilita da Dio e conosciuta dall’uomo attraverso forme indirette e dirette di rivelazione. Fra queste ultime la principale è ovviamente il Corano, ma concorrono alla definizione della shari’a anche la Sunna, cioè la tradizione, il consenso dei giuristi e il ragionamento analogico. Nei paesi musulmani la shari’a è indissolubilmente legata alla vita politica e sociale, ma è proprio dei sostenitori del cosiddetto fondamentalismo islamico pretendere che essa sia l’unica fonte del diritto, anche penale, con, tra l’altro, amputazione della mano dei ladri, oppure pena di morte via lapidazione, tra l’altro prevista per le donne infedeli, pena ancora oggi presente nella giurisdizione di alcuni stati islamici, come Nigeria, Arabia Saudita, Sudan, Emirati Arabi Uniti, Pakistan, Afghanistan e Yemen, il cui diritto è strutturato sulla Shari’a, la legge coranica.

Sunnismo e sciismo : rami principali dell’islam. I sunniti sono maggioritari (Arabia, Siria, Egitto, ecc) e si basano sulla tradizione (“sunna”) che si riferisce alle parole e alle azioni di Maometto (570-632). Gli sciiti, invece, considearno che la rivelazione divina prosegue con le interpretazioni che gli imam (“guida spirituale”) fanno del Corano.  Rappresentano circa il 15% dei musulmani, sono ultra maggioritari in Iran e maggioritari in Iraq.

Bin Laden (Osama) : terrorista saudita, fondamentalista islamico sunnita, fondatore e leader di al-Qāida, la più nota organizzazione terroristica internazionale, attiva a partire dalla fine del XX secolo, di stampo jihadista, responsabile degli attentati dell’11 settembre 2001 contro gli Stati Uniti e numerosi altri attacchi con “vittime di massa” contro obiettivi civili e militari (madrid 2004, Londra 2005, ecc). Il 2 Maggio 2011 Bin Laden è stato ucciso in un conflitto a fuoco all’interno di un complesso residenziale ad Abbottabad, in Pakistan, dai Navy SEAL statunitensi e da agenti CIA nel corso di un’operazione segreta ordinata dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama, senza il consenso delle autorità del Pakistan.

Talebani : “studenti di religione” – movimento musulmano estremista e armato che prende Kabul , capitale dell’Afghanistan, nel 1997. Sostengono Osama bin Laden nella sua organizzazione degli attentati dell’Undici Settembre 2001, perciò vengono cacciati via dal potere dall’US army nel Novembre dello stesso anno. Da allora combattono con  un certo successo una guerilla contro le forze della coalizione guidata dalla NATO.

ISAF : La International Security Assistance Force è una missione di supporto al governo dell’Afghanistan che opera sulla base di una risoluzione dell’ONU. È composta da una forza internazionale che impiega circa 58.300 militari provenienti da una quarantina di nazioni. È stata costituita su mandato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il 20 dicembre 2001 con il compito di sorvegliare e proteggere la capitale Kabul e la vicina base aerea di Bagram da Talebani, elementi di al-Qāida ed eserciti mercenari, e in particolar modo proteggere il governo transitorio afghano guidato da Hamid Karzai.

Il neoconservatorismo : movimento politico internazionale di origine statunitense, di destra dura, ovvero di orientamento liberal-conservatore, interventista,  con una visione del mondo manichea (il bene oppure il male, senza sfumature) occidentalista e americanista,  i cui aderenti sono detti “nuovi conservatori”. Riguardo alle tematiche sociali, i neoconservatori (detti anche neocon, sia dagli ammiratori che dai critici)  contrariamente ai liberali puri non si oppongono più di tanto ai principi del “big government” degli Stati Uniti e propongono solo limitate restrizioni alla spesa sociale. Dal punto di vista strettamente americano, in politica estera il movimento sostiene l’utilizzo della forza militare, se necessario in maniera unilaterale, per sostituire regimi dittatoriali avversi con democrazie o, in certi casi, dittature amiche ; in ogni caso con regimi favorevoli agli interessi politici e anzitutto economici degli Stati-Uniti e più particolarmente a quelli della loro classe dirigente.

13-Al-Qaida e la difficile “guerra al terrorismo”

Caretto Ennio, Bush: «L’ asse del male minaccia l’ America», Corriere della Sera, 31 gennaio 2002.

E propone un’ azione preventiva: «Non starò a guardare» Al 90 per cento della popolazione è piaciuto il programma del presidente Usa Tiepide invece le reazioni dall’ estero.

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE WASHINGTON – Dopo i talebani e Al Qaeda (non ha pronunciato una sola volta il nome di Bin Laden), George W. Bush ha additato all’ America un nuovo nemico: «L’ asse del male», ossia la Corea del Nord, l’ Iran e l’ Iraq. Paesi, ha detto, che cercano di procurarsi armi batteriologiche, chimiche e nucleari e che potrebbero metterle a disposizione del terrorismo internazionale. Non solo. Nel suo primo, applauditissimo messaggio sullo stato dell’ Unione delle 3 di ieri mattina ora italiana – lo hanno interrotto 77 ovazioni – il presidente ha minacciato di attaccare a scopo preventivo «l’ asse» (il nome fa riferimento all’ alleanza tra Germania, Giappone e Italia nella Seconda guerra mondiale). «Non starò a guardare mentre il pericolo si fa sempre più vicino – ha tuonato Bush -. Gli Stati Uniti non consentiranno ai regimi più pericolosi del mondo di minacciarli con le armi più distruttive». E ha detto che decine di migliaia di terroristi sono pronti a colpire di nuovo gli Usa come fecero l’ 11 settembre: «La guerra contro il terrorismo è appena cominciata. Potrà non finire, ma sarà combattuta sotto il mio mandato». Non era quello che l’ America e il mondo si aspettavano dal discorso programmatico d’ inizio d’ anno del presidente, dopo la vittoria in Afghanistan. Ma mentre l’ America ha risposto con entusiasmo al suo appello alla mobilitazione (oltre il 90 per cento lo ha appoggiato, secondo un immediato sondaggio della Cnn e del quotidiano Usa Today), le reazioni dall’ estero sono state tiepide, se non negative, con l’ eccezione del premier britannico Tony Blair. A Teheran, il ministro degli Esteri Kamal Kharrazi ha respinto le accuse, affermando che «sono un tentativo di distogliere l’ attenzione dal Medio Oriente» e che «nessuno tollererà l’ egemonia americana». A Bagdad, il capo della Commissione esteri del Parlamento Salim Al Qubaisi ha definito «infondati i sospetti del piccolo Bush», un riferimento irriverente al padre, sostenendo che «il popolo iracheno è pronto a respingerne l’ aggressione». Nella Corea del Nord, l’ agenzia di stampa ufficiale ha detto che l’ America «vuole giustificare la sua presenza militare nella penisola». La veemenza di Bush ha conferito al messaggio sullo stato dell’ Unione il tono di un’ altra dichiarazione di guerra, dopo quella del 21 settembre ai talebani e ad Al Qaeda sulla scia della strage delle Torri Gemelle. Ma il Congresso dubita che il presidente intenda attaccare tutti e tre i Paesi, a meno che non collaborino alla lotta contro il terrorismo e rinuncino alle armi di distruzione di massa: «E’ probabile che solo l’ Iraq sia nel suo mirino», ha commentato il senatore Joe Lieberman, ex candidato alla vice presidenza. Il politologo Stephen Hess non esclude neppure che Bush punti sulla popolarità della lotta ai terroristi, e sulla propria, per assicurare ai repubblicani la vittoria alle elezioni congressuali di novembre, nonostante i problemi economici e sociali che affliggono gli Stati Uniti. «I democratici sono in difficoltà – ha notato -. Non riescono a scindere l’ economia, sul cui terreno sono avvantaggiati, dalla guerra». Chi, come Hess, si attendeva che il presidente usasse il discorso per delineare la «nuova frontiera» degli Stati Uniti, sul modello di John Kennedy quarant’ anni fa, è rimasto deluso. Bush ha delineato invece i nuovi fronti, affidandosi per il rilancio dell’ economia, che sta uscendo dalla recessione, alle ricette del libero mercato, e ignorando in gran parte il Welfare. Secondo il New York Times, «il discorso ha dimostrato che lo stato del presidente è forte, quello dell’ Unione incerto». I democratici hanno tracciato la loro strategia elettorale: sostenere Bush contro il terrorismo, attaccarlo su tutto il resto. Stan Greenberg, il consigliere elettorale dell’ Ulivo, ha consigliato loro di puntare sullo scandalo Enron, la società bancarottiera sua finanziatrice elettorale. Ennio Caretto FORZA AMERICA LE FRASI La nostra nazione è in guerra, l’ economia in recessione ma lo Stato dell’ Unione non è mai stato così forte LA BANDIERA La bandiera americana sventola sulla nostra ambasciata a Kabul I terroristi ora occupano le celle a Guantanamo Bay I COSTI Costa molto combattere questa guerra I nostri militari meritano le armi migliori, il miglior addestramento LE AZIENDE Le aziende devono fare verifiche contabili più accurate e avere maggiori meccanismi di controllo da parte degli azionisti Nella lista NERA COREA DEL NORD E’ guidata da Kim Jong Il, figlio del defunto «presidente eterno» Kim Il Sung. La Corea del Nord ha recentemente ripreso le relazioni diplomatiche con diversi Paesi occidentali, tra cui l’ Italia. E gli Usa hanno alleggerito le sanzioni in vigore dalla guerra di Corea IRAQ Il regime di Saddam Hussein è tra i principali nemici degli Stati Uniti, che sono impegnati – insieme alla Gran Bretagna – a far rispettare (intervenendo anche con bombardamenti) le «zona di non volo», a nord del 36° parallelo e a sud del 34°. Dal ‘ 90 è in vigore l’ embargo Onu IRAN Dalla rivoluzione islamica del 1979, i rapporti dell’ Iran con il «Grande Satana» sono difficili. Presidente e capo del governo è il riformista Mohammad Khatami, ma al vertice del Paese c’ è la massima guida religiosa, l’ ayatollah Ali Khamenei che ha il controllo sulle leggi e sugli organi dello Stato.

 

“Così finì l’era Bush”: “Fukaha”, in arabo, vuol dire umorismo. Ogni giorno, una delle maggiori espressioni dell’arte umoristica mediorientale, le vignette, vede la luce su centinaia di testate arabe. Fonte : ‘Imad Hajjaj, mahjoob.com

 Bush (George Walker) : 43º presidente (repubblicano) degli Stati Uniti d’America. Il suo primo mandato quadriennale come presidente è cominciato il 20 gennaio 2001, in seguito alle elezioni presidenziali del 7 novembre 2000. Le successive elezioni presidenziali del 2 novembre 2004 (fortemente contestate) lo hanno riconfermato per un secondo mandato, che ha avuto inizio il 20 gennaio 2005 ed è scaduto il 20 gennaio 2009. Prima di diventare presidente, Bush è stato uomo d’affari e governatore del Texas dal 1995 al 2000. È figlio dell’ex presidente George Bush senior. Dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, l’amministrazione Bush si è concentrata soprattutto sulla questione mediorientale. Bush ha subito affermato che un atto simile doveva essere punito, il che necessitava l’utilizzo dell’esercito: nell’ottobre 2001, da parte della NATO e su autorizzazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, è stato avviato l’intervento contro l’Afghanistan per abbattere il regime talebano, accusato di ospitare il quartier generale di Al-Qa’ida, il gruppo terroristico, capeggiato da Osama bin Laden, accusato di aver realizzato l’attentato.

L’azione ha avuto un forte appoggio internazionale e il governo talebano è caduto poco dopo l’invasione. Tuttavia i successivi tentativi di ricostruzione del paese, in collaborazione con le Nazioni Unite, sotto la direzione di Hamid Karzai si sono rivelati problematici poiché i talebani non sono mai stati completamente neutralizzati. Forte opposizione ha incontrato la chiusura in via semi-permanente dei presunti terroristi (catturati dalle truppe americane) nella base militare di Guantanamo; essa, a detta dei suoi critici, viola la Convenzione di Ginevra.  Nel gennaio 2002 Bush ha introdotto l’espressione “Asse del Male” per riferirsi a un insieme di nazioni sospettate di sostenere il terrorismo internazionale e di minacciare la pace mondiale con ricerche sulle armi di distruzione di massa ; queste erano: Iraq, governato dal dittatore Saddam Hussein ; Iran, teocrazia governata dall’apparato khomeinista ; Corea del Nord, regime comunista governato dal dittatore Kim Jong Il. Altri neoconservatori del governo statunitense vi includono poi anche Cuba, Libia e Siria.  Da questa interpretazione della situazione mondiale ne nasce la cosiddetta dottrina Bush, fondata sull’uso della guerra preventiva come risposta ai possibili attacchi da parte degli Stati canaglia  (“rogue states”) (la legittimità di questa concezione non è riconosciuta dal diritto internazionale). La politica estera di Bush, compresa la dottrina Bush, è stata influenzata parecchio dal movimento neoconservatore “Project for the New American Century”, molti dei cui membri hanno avuto incarichi importanti nell’amministrazione Bush. Nel marzo 2003, dopo una lunghissima contesa circa la necessità di procedere al disarmo del regime iracheno, gli USA hanno dichiarato guerra all’Iraq per spodestare il dittatore Saddam Hussein, accusato di possedere armi di distruzione di massa e di appoggiare il terrorismo internazionale. La guerra ha scatenato un’infinità di polemiche, con alcuni degli alleati europei – come Francia, Germania e Russia – fortemente contrari, ed è stata oggetto di numerose proteste in tutto il mondo. Non riuscendo ad ottenere l’approvazione di un intervento militare da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, fortemente voluta dal Segretario di Stato Colin Powell, Bush era riuscito a raccogliere una “coalizione di volenterosi” che includeva paesi come la Spagna, la Polonia e il Regno Unito (l’Italia ha inviato le sue truppe, in qualità force di peacekeeping quando il governo di Saddam Hussein era già stato spodestato).

Cheney (Dick) :  politico statunitense, che coprì la carica di Vice Presidente degli Stati Uniti durante l’amministrazione di George W. Bush. Favorevole alla Seconda guerra del Golfo, è stato molto criticato dai democratici nell’area del complesso militare-industriale, perché, Dick Cheney avrebbe favorito la Halliburton, sua ex azienda, nell’aggiudicarsi grandi contratti per le forniture alle forze armate in Iraq. è stato anche accusato della manipolazione delle informazioni dei servizi segreti della CIA per stabilire un legame tra Iraq e Al-Qaida e giustificare in tal modo la successiva guerra.

Powell (Colin) : Segretario di Stato degli USA dal 2002 al 2005 sotto il Presidente George W. Bush, e fu il primo afroamericano a questo posto. Provò invano  a convincere l’ONU della necessità di una guerra preventiva contro l’Iraq di Saddam Hussein, sotto i falsi pretesti delle armi di distruzione massiccia irachene e dei legami tra Saddam Hussein e Al Qaida.

Villepin (Dominique de) : ministro degli esteri della Francia del presidente Chirac dal 2002 al 2004. Fu il capofila del dissenso contro gli USA e la guerra in Iraq, e all’ONU pronuncia nel febbraio del 2003 un discorso così risoluto, che gli varrà l’applauso sostenuto dei numerosi rappresentanti dei Paesi membri ostili al conflitto.

Il multilateralismo : politica che mira a prendere decisioni diplomatiche e militari con l’avallo della comunità internazionale, ed a agire solo nell’ambito della legalità internazionale dell’ONU.

Coalizione dei volenterosi  (coalition of the willing) : anche detta “Coalizione multinazionale in Iraq” fu il gruppo di paesi raccolto dagli Stati Uniti dapprima per abbattere il regime iracheno di Saddam Hussein attraverso l’invasione del Paese della primavera 2003, e poi per partecipare alla stabilizzazione dell’Iraq occupato. Questa “coalizione dei volenterosi” riprende un termine usato dall’amministrazione Bush nel periodo dell’invasione per lodare i Paesi che la appoggiavano o vi stavano prendendo parte, mentre l’opposizione della Francia (appoggiata dalla Germania e dalla Russia) aveva impedito un’operazione sotto bandiera ONU. Per quanto l’invasione fosse stata condotta dalle sole forze di USA, Regno Unito, Australia e Polonia (alcuni piccoli contingenti, come quello ceco erano presenti in Kuwait durante l’invasione, ma non presero parte alle operazioni offensive), il 27 marzo 2003 il sito della Casa Bianca diffuse la notizia che la coalizione era composta da 48 paesi.

“Mission Accomplished” Il Presidente Bush, dopo aver dichiarato la fine dei combattimenti in Irak, pronucia un discorso il primo maggio 2003, a bordo del porto-aeri Abraham Lincoln sulla costa californiana,
J. Scott Applewhite/Associated Press.

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Guantanamo : Il campo di prigionia di Guantanamo è una struttura detentiva statunitense di massima sicurezza interna alla base navale di Guantanamo, sull’isola di Cuba. Dal 2002, il governo degli Stati Uniti, sotto l’amministrazione Bush, ha aperto un campo di prigionia all’interno della base, finalizzato alla detenzione di prigionieri catturati in Afghanistan e ritenuti collegati ad attività terroristiche. Nel dicembre 2008 inizia a essere affrontato il problema della chiusura della prigione, dopo che il neoeletto presidente Barack Obama ha manifestato tale intenzione. Il 21 gennaio 2009 il presidente statunitense firmò l’ordine di chiusura del carcere (ma non della base militare), che doveva essere smantellato entro l’anno.

Il carcere di Guantanamo, Le Monde, 11 gennaio 2002.

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Lynndie England con un prigionere iracheno tenuto in guinzaglio al carcere di Abu Ghraib a Baghdad, The Washington Post e Newsweek, 17 maggio 2004.

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Soldati US morti tornando negli Stati Uniti.

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B-ll vicolo cieco del Medio Oriente

14-Una breve speranza di pace : la firma degli accordi di Oslo (1993)

Begin (Israele), Clinton (USA) e Arafat (OLP) firmono l’accordo di riconoscimento reciproco, alla Casa Bianca.

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28 settembre 2000, Sharon visita il Monte del Tempio de delle Moschee.

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15-L’intifada                                                               

L’intifada : è un termine arabo che vuol significare nella fattispecie “rivolta”, “sollevazione”. Il termine è entrato nell’uso comune come nome con cui sono conosciute le rivolte arabe dirette a porre fine alla presenza israeliana in Palestina. L’Intifāda è uno degli aspetti più significativi degli anni recenti del conflitto israelo-palestinese.     La Prima Intifada palestinese ha il suo inizio nel 1987. Le violenze e le proteste perdono di intensità nel corso degli anni che seguono. Gli Accordi di Oslo (agosto-settembre 1993) e la creazione dell’Autorità Nazionale Palestinese sono considerati come i termini della conclusione della prima intifada palestinese.     La Seconda Intifada palestinese (nota anche come Intifāda di al-Aqsa) indica il violento riesplodere del confronto israelo-palestinese. Il suo inizio è databile al 28 settembre 2000 quando, l’allora capo dell’opposizione israeliana Ariel Sharon e il suo entourage di 1.000 uomini armati, entrano nel complesso della Spianata delle moschee di Gerusalemme dove sorgono le due antiche moschee (al-Aqsa e la Cupola della Roccia).

Sharon (Ariel) : politico e generale israeliano. Proviene dai ranghi dell’esercito, dove ha raggiunto il grado di generale, è stato l’undicesimo primo ministro di Israele: ha ricoperto tale incarico dal marzo 2001 all’aprile 2006 ; è statto eletto sulla base di una politica di durezza nei confronti dei palestinesi, che ha poi avviata, con, tra l’altro, la costruzione della “barriera di separazione” al confine con la Cisgiordania, anche chiamato il “muro di  Sharon”.

Hamas : acronimo che significa Movimento Islamico di Resistenza ; è un’organizzazione palestinese, di carattere politico e paramilitare, che ha ottenuto nelle elezioni parlamentari palestinesi del 2006 la maggioranza dei seggi della Striscia di Gaza. Fondata nel 1987 sotto la pressione dell’inizio della Prima Intifada, come braccio operativo dei Fratelli Musulmani, per combattere l’occupazione Israeliana della Palestina storica.

Durante la Seconda Intifada, nel periodo che va dal 2000 al 2005, ha effettuato svariati attentati suicidi contro l’esercito israeliano e contro la popolazione civile dello stato ebraico, che hanno provocato centinaia di vittime civili e militari. Lo Statuto di Hamas richiede la distruzione dello Stato di Israele e la sua sostituzione con un Stato islamico palestinese nella zona che ora è occupata da Israele, la Cisgiordania e la Striscia di Gaza. La stessa carta dichiara che “Non esiste soluzione alla questione palestinese se non nel jihad” (ovvero nella “guerra santa”).

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La cortina di sicurezza tra Israele, i territori palestinesi occupati, autonomi o colonizzati.

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C- La primavera araba

16-Le cause politiche e sociali

La primavera araba : serie di proteste ed agitazioni cominciate alcune già durante l’inverno 2010/2011 e in parte tuttora in corso nel 2012 nelle regioni del Medio Oriente, del vicino Oriente e del Nord Africa. I paesi maggiormente coinvolti dalle sommosse sono l’Algeria, il Bahrein, l’Egitto, la Tunisia, lo Yemen, la Giordania, il Gibuti, la Libia e la Siria, mentre ci sono stati moti minori in Mauritania, Arabia Saudita, Oman, Sudan, Somalia, Iraq, Marocco e Kuwait.      Le proteste hanno avuto in comune l’uso di tecniche di resistenza civile, comprendente scioperi, manifestazioni, marce e cortei, talvolta anche atti estremi come suicidi, così come l’uso di social network come Facebook e Twitter per organizzare, comunicare e divulgare gli eventi a dispetto dei tentativi di repressione statale.      I fattori che hanno portato alle proteste sono numerosi e comprendono, tra le maggiori cause, la corruzione, l’assenza di libertà individuali, la violazione dei diritti umani e le condizioni di vita molto dure, che in molti casi riguardano o rasentano la povertà estrema. Le proteste sono cominciate il 18 dicembre 2010 in seguito alla protesta estrema del tunisino Mohamed Bouazizi che si è dato fuoco in seguito a maltrattamenti da parte della polizia, il cui gesto è servito da scintilla per l’intero moto di rivolta che si è poi tramutato nella cosiddetta “rivoluzione dei gelsomini“.Per le stesse ragioni, un effetto domino si è propagato ad altri paesi del mondo arabo e della regione del Nordafrica, in seguito alla protesta tunisina.      Ad oggi, quattro capi di stato sono stati costretti alle dimissioni o alla fuga: in Tunisia Zine el-Abidine Ben Ali il 14 gennaio 2011, in Egitto Hosni Mubarak l’11 febbraio 2011, in Libia Muammar Gheddafi, che, costretto dopo l’intervento militare NATO franco-americano a una lunga fuga da Tripoli a Sirte, è stato catturato e ucciso dai ribelli il 20 ottobre 2011, e in Yemen Ali Abdullah Saleh il 27 febbraio 2012.  Le sommosse popolari in Siria del 2011-2012 sono un moto di contestazione, simile a quelli che si svolgono nel resto del mondo arabo nello stesso periodo, che interessa numerose città della Siria dal mese di febbraio del 2011. Le proteste, che hanno assunto connotati violenti sfociando in sanguinosi scontri tra polizia e manifestanti, hanno avuto inizialmente l’obiettivo di spingere il presidente siriano Bashar al-Assad ad attuare le riforme necessarie a dare un’impronta democratica allo stato. La situazione e poi degenerata in una propria guerra civile, tuttora in corso.

17-I governi arabi e l’Occidente di fronte agli islamisti

Bouazizi (Mohamed) : simbolo delle sommosse popolari in Tunisia del 2010-2011 dopo essersi dato fuoco in segno di protesta per le condizioni economiche del suo paese. Il successo delle proteste tunisine (la “rivoluzione del Gelsomino“) ha ispirato proteste in diversi altri paesi arabi (la “primavera araba“), oltre a vari paesi non arabi. Tra le proteste vanno incluse quelle di alcuni emuli di Bouazizi che si sono immolati dandosi fuoco, nel tentativo di porre fine ai governi autocratici dei loro paesi. Quegli uomini e Bouazizi furono acclamati da alcuni commentatori arabi come “martiri eroici di una nuova rivoluzione del Medio Oriente”.

 

Con la morte del carismatico ΄Usāma Bin Lādin e il vento della “primavera islamica”, nel 2011 Al-Qa’ida ha rischiato un ulteriore polverizzazione, questa volta a livello strategico, dottrinale, d’immagine e mediatico. Soltanto il Web mantiene vivo il suo marchio.

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III- Il mondo emergente
  1. Difficoltà e promesse dell’Africa (vedere il dossier Africa).

 

18-Una fragile democratizzazione e la fine dell’apartheid in Sudafrica

Apartheid : (Lingua afrikaans, letteralmente “separazione“) era la politica di segregazion razziale istituita dal governo di etnia bianca del Sudafrica nel dopoguerra e rimasta in vigore fino al 1993. L’apartheid fu applicato dal governo sudafricano anche alla Namibia, fino al 1990 amministrata dal Sudafrica. L’apartheid è stato proclamato crimine internazionale da una convenzione delle Nazioni Unite, votata dall’assemblea generale nel 1973 ed è entrata in vigore nel 1976 (International Convention on the Suppression and Punishment of the Crime of Apartheid), e quindi successivamente inserito nella lista dei crimini contro l’umanità che la Corte penale internazionale può perseguire.    L’apartheid aveva due manifestazioni: la separazione dei bianchi dai neri nelle zone abitate da entrambi (per esempio rispetto all’uso di mezzi e strutture pubbliche) ; l’istituzione dei bantustan, i territori semi-indipendenti in cui molti neri furono costretti a trasferirsi.     In Sudafrica, mentre i neri e i meticci costituivano l’80% circa della popolazione, i bianchi si dividevano in coloni di origine inglese ed afrikaner. Gli afrikaner, che costituivano la maggioranza della popolazione bianca, erano da sempre favorevoli ad una politica razzista; mentre i sudafricani di origine inglese, malgrado il sostanziale appoggio dell’apartheid, erano più concilianti nei confronti dei connazionali neri.

Mandela (Nelson) : politico sudafricano nato nel 1918, primo presidente a essere eletto dopo la fine dell’apartheid nel suo Paese e premio Nobel per la pace nel 1993 insieme al suo predecessore Frederik Willem de Klerk.

A lungo uno dei leader del movimento anti-apartheid, ebbe un ruolo determinante nella caduta di tale regime, pur passando in carcere gran parte degli anni dell’attivismo anti-segregazionista (dal 1962 al 1990). Protagonista insieme al presidente de Klerk dell’abolizione dell’apartheid all’inizio degli anni Novanta, venne eletto presidente nelle prime elezioni multirazziali del Sudafrica (1994) rimanendo in carica fino al 1999. Il suo partito, l’African National Congress, è rimasto da allora ininterrottamente al governo del paese.

 19-Il peso delle guerre civili dei conflitti interetnici e i limiti del “diritto di ingerenza”

Il diritto bellico / diritto di ingerenza : Numerose convenzioni, che nel loro insieme costituiscono il diritto bellico, regolamentano il comportamento in guerra. Le più importanti sono le convenzioni dell’Aja (Paesi bassi) del 1899 e del 1907.

Il diritto bellico è affiancato dal diritto umanitario, volto alla protezione delle vittime di guerra. Le più importanti e attuali convenzioni di diritto umanitario sono le convenzioni di Ginevra (Svizzera) del 1949 e i suoi protocolli aggiuntivi, due del 1977 e uno del 2005.

Interpretazioni estensive del diritto umanitario hanno portato a considerare legittima l’ingerenza umanitaria, ovvero l’intervento dall’esterno in fatti interni di uno Stato quando questi fatti costituiscano violazione evidente dei diritti dell’uomo. L’ingerenza umanitaria ha giustificato nel passato interventi militari consacrati da una Risoluzioni ONU per costringere i governi a rispettare quei diritti fondamentali. Analoga ingerenza potrebbe essere autorizzata per proteggere beni culturali ritenuti patrimonio dell’umanità.

Però il concetto stesso è molto criticato, perché  una missione di ingerenza è parzialmente contraria agli obiettivi fondamentali dell’ONU : rispetto della sovranità degli Stati e  mantenimento della pace : l’articolo 2.7 della Carta delle Nazioni unite stipula   : «  Nessuna disposizione della presenta Carta autorizza le Nazioni Unite a intervenire nelle affari che dipendono essenzialmente della competenza nazionale di uno Stato ».

Il neocolonialismo : politica che mira, sotto pretesto di assistenza economica, a mantenere il dominio dei paesi sviluppati sulle loro ex colonie, o, da parte di nuove potenze emergenti o già emerse, a stabilire tale dominio.

 20-Il peso della povertà : il debito e la dipendenza tecnologica e finanziaria

 ISU : indicatore di sviluppo umano, misurato ogni anno per tutti i paesi dall’ONU, dallo zero a uno, con un calcolo complesso integrando indicatori economici  di richezza tale il  PIL pro capite (prodotto interno lordo diviso per il numero di abitanti),  sanitari  tale l’aspettativa media di vita alla nascita ed educativi tale il tasso di alfabetizzazione all’età di 15 anni.

 La cooperazione : In politica estera per cooperazione si intende la cooperazione internazionale che vede più stati sovrani operare congiuntamente in progetti a favore di altri paesi (spesso svantaggiati) o in iniziative di sviluppo economico o industriale.

 21-La catastrofe AIDS

AIDS : La Sindrome da Immunodeficienza Acquisita (da cui l’acronimo SIDA in italiano, francese e spagnolo), o Acquired Immune Deficiency Syndrome (AIDS in inglese, utilizzato anche all’estero) è una malattia, riconosciuta per la prima volta nel 1981, del sistema immunitario umano causata dal virus dell’immunodeficienza umana (HIV).  La malattia interferisce con il sistema immunitario, rendendo le persone colpite più vulnerabili alle infezioni, incluse le infezioni opportunistiche e tumori che generalmente non colpiscono le persone con un sistema immunitario normale. Questa vulnerabilità aumenta con il progredire della malattia.     L’HIV si trasmette in molti modi, ad esempio tramite i rapporti sessuali (compreso il sesso orale), trasfusioni di sangue contaminato e aghi ipodermici e tramite trasmissione verticale tra madre e bambino durante la gravidanza, il parto e l’allattamento al seno. Esso può essere trasmesso dal contatto di una membrana mucosa o con il sangue con un fluido corporeo che ha il virus in esso, come il sangue, il liquido seminale, il fluido vaginale, il liquido preseminale o il latte materno.     Nel 2009, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che vi siano 33,4 milioni di persone nel mondo vivono con l’HIV/AIDS, con 2,7 milioni di nuove infezioni HIV all’anno e 2,0 milioni di decessi annuali a causa di AIDS.Secondo il rapporto UNAIDS 2009, in tutto il mondo vi sono state circa 60 milioni di persone contagiate sin dall’inizio della pandemia, con circa 25 milioni di morti e 14 milioni di bambini orfani nel sud Africa.

B. Il peso dell’Asia (vedere il dossier Asia).

 

22-Un modello di sviluppo

23-Il baricentro dell’economia globale

24-Le disugualianze

25-Gli squilibri geopolitici

 

Cronologia essenziale

*  – 1987 : inizio della prima intifada
* – agosto 1990 – febbraio 1991 :
 prima guerra del Golfo
* – 1991-1996 : prima guerra di Cecenia (secconda guerra : 1999-2006)
* – 1991-2002 : guerra civile in Algeria tra islamisti e militari al potere ; 100 000 morti circa
* – 25 dicembre 1991
: Gobatcev rassegna  le sue dimissioni, l’URSS non esiste più
* – 1993 : abolizione dell’apartheid in Sudafrica
* – settembre 1993 : accordi di Oslo (Rabbin – Arafat ; Clinton)
* – aprile a luglio 1994 : genocide in Ruanda. 1 milione di vittime circa, per lo più Tutsi.
* – maggio 1994 : Nelson Mandela eletto presidente della Repubblica in Sudafrica
* – luglio 1995 : massacro di Srebrenica,  circa 7000 bosniaci musulmani vittime di “pulizia etnica”
* – 2000 : inizio della seconda intifada
* – marzo 2001 : i talebani distruggono le antiche statue di Buddha in Afghanistan
* – 11 settembre 2001 : attentati Al-Qaida negli Stati-Uniti
* – 2003-2010 :  terzo conflitto del Darfur (Sudan), dopo i  2 primi conflitti etnici (1987-89 ; 1996-98)
* – 19 marzo 2003 : la “coalizione dei volenterosi”, sotto comando USA, invade l’Iraq ; crollo di S.Hussein
* – marzo 2003- dicembre 2011, presenza militare USA in Iraq
* – 11 marzo 2004 : attentati Al-Qaida a Madrid
* – 7 luglio 2005 : attentati Al-Qaida a Londra
* – Luglio-Agosto 2006 : guerra del Libano
* – estate 2012 : i francesi cominciano a lasciare le loro basi in Afghanistan

 

Compito di preparazione alla composition di storia dell’EsaBac

Sull’argomento :

“Dopo il 1991 : un nuovo ordine mondiale, oppure un nuovo disordine mondiale?”

 

1- redigere un’introduzione

Prima tappa dell’introduzione : presentazione dell’argomento con definizione delle sue nozioni, e dei suoi limiti cronologici e spaziali

Seconda tappa dell’introduzione : presentatione della problematica (“quello che proveremo a mostrare in questo compito è …” oppure “la domanda centrale di questa riflessione storica è …” ecc.)

Terza tappa dell’introduzione : presentazione esplicita del piano (“per rispondere a questa domanda, cominceremo da …, poi vedremo … e infine  …” oppure “la prima parte di questa compito sarà su … la seconda su … e la terza parte su …”,  ecc.)

2- redigere una conclusione

Prima tappa  della conclusione : risposta sintetica (5-10 righe circa) alla problematica esposta nell’introduzione.

Seconda tappa della conclusione : “apertura” verso un altro argomento storico, legato strettamente, cronologicamente o tematicamente, all’argomento studiato in questa composition.

Correzione composition:

L’ordine mondiale a partire dagli anni 1970:unipolare, bipolare o multipolare?

ANALISI DELL’ARGOMENTO

Si devono fornire innanzitutto le definizioni dei principali termini dell’argomento.Si tratta di qualificare le evoluzioni delle relazioni internazionali a partire dagli anni 1970.

Bipolare designa il confronto tra gli Stati Uniti e l’U.R.S.S. attraverso la costituzione dei due blocchi che si sono  formati nel periodo precedente (dal 1947).

Multipolare designa la diversità degli attori che si staccano dall’organizzazione bipolare del mondo o che vi si oppongono.

Infine, unipolare designa la volontà di una potenza di organizzare il mondo, in questo caso la posizione degli Stati Uniti durante gli anni 2000.

Nella traccia deve apparire in particolare un’evoluzione importante da cogliere:quella di un mondo multipolare fin dagli anni 1970, nel quale si svolge la rivalità Stati Uniti – URSS, iniziata con la sovranità egemonica degli Stati Uniti dopo la caduta dell’URSS.

L’introduzione dovrà ricordare il contesto degli anni 1970 e giustificare il perché si tratti di una data chiave perle relazioni internazionali.In seguito il concetto verrà chiarito con l’analisi dell’argomento.

La questione deve sollevare il tema dell’analisi dei relazioni internazionali dagli anni 1970:Di fronte alla moltiplicazione del numero di stati e alla complessità del mondo, quale lettura possiamo dare delle relazioni internazionali dagli anni 1970?

Tracce cronologiche in due o tre parti sono utilizzabili come traccia tematica, pur restando meno pertinenti per spiegare la sovrapposizione delle situazioni.

TRACCIA CRONOLOGICA 1

Gli anni 1970:una svolta nelle relazioni internazionali.

1° parte:Il decennio 1980 segna la fine della Guerra fredda e l’affermazione di un mondo plurale.

2° parte:Dagli anni 1990 si pone il problema “dell’ordine mondiale„ per il quale sono state formulate diverse risposte (il posto dell’ONU, il ruolo degli Stati Uniti) che, tuttavia, presentano tutte dei limiti.

TRACCIA CRONOLOGICA 2

1° parte:Anni dal 1970 al 1991:una rivalità Est/Ovest sempre più limitata in un mondo diventato multipolare.

2° parte:Dal 1991 ai nostri giorni:un nuovo ordine mondiale nel quale gli Stati Uniti affermano un’egemonia …… contestata.

Introduzione:gli anni 1970 costituiscono una svolta nelle relazioni internazionali, poiché l’equilibrio precedente è rimesso in discussione:sregolamento economico, minore controllo del mondo con i due grandi, nuove forme d’opposizione interne, moltiplicazione dei conflitti nel terzo mondo.A partire dalla fine degli anni 1970, l’affermazione dell’islamismo sotto varie forme costituisce un altro avvenimento fondamentale.La complessità è la principale caratteristica di questo periodo della storia delle relazioni internazionali:la ricerca di un nuovo ordine mondiale e soprattutto di un attore capace di predisporre un certo “ordinazione„ del mondo, porta ad interrogarsi sul ruolo degli Stati Uniti da un lato e quello dell’ONU dall’altro, fin dagli anni 1990.È nei confronti di queste evoluzioni che si possono definire i termini di “unipolare„, “bipolare„, “multipolare„.(vedi analisi dell’argomento).

Questione

annuncio della traccia.

Conclusione:Di fronte a queste confusioni profonde che influiscono nel mondo attuale, le istituzioni internazionali sono alla ricerca di un nuovo ruolo, in particolare per quanto riguarda la gestione dei conflitti locali.Il problema di trovare un attore che sia capace di predisporre “un ordine„ del mondo non sembra affatto risolto.Gli Stati Uniti, affermandosi sulla scena internazionale dagli anni 2000, suscitano un’opposizione crescente.Benché la politica di Barack Obama goda di un più grande consenso dal 2008, l’affermazione di altri modelli e le difficoltà che l’ONU incontra nella gestione attuale della crisi siriana, confermano le difficoltà “di una governance mondiale„.

Sviluppo della traccia cronologica 1

1a parte:gli anni 1970:una svolta nelle relazioni internazionali.

  • Gli anni 1970-1973 costituiscono un’inversione della congiuntura internazionale;la gestione del mondo con i due Grandi inizia a non funzionare più come una volta (conflitti periferici, problemi interni, nuove concorrenze).La congiuntura economica si inverte con la svalutazione del dollaro e la prima crisi petrolifera, in seguito alla guerra del Kippour.
  • Questi fatti avvengono in contemporanea alle rivendicazioni dei paesi del terzo mondo, che chiedono di poter controllare meglio le loro risorse (conferenza di Algeri 1973).
  • La Distensione, in compenso, sembra portare i suoi frutti nelle relazioni Est/Ovest grazie agli accordi di Helsinki nel 1975.

2 parte:Il decennio 1980 segna la fine della guerra fredda e l’affermazione di un mondo plurale

 

– Gli anni 1980 vedono la fine della Guerra fredda dopo un episodio di “guerra fresca„ segnato dalle ultime spinte sovietiche e dal rilancio della corsa al riarmo:la crisi degli euromissili.

  • – A partire dalla metà del decennio, le relazioni si riducono e le diverse democrazie popolari aprono gradualmente “la cortina di ferro„.
  • – La fine dell’URSS lascia gli Stati Uniti come sola “grande potenza„.
  • – In compenso, altri luoghi del pianeta conoscono tensioni o rimettono in discussione l’organizzazione bipolare del mondo:conflitti in Africa (Sud Sudan), l’affermazione dell’islamismo in Iran, la guerra Iran-Iraq (1980-1988), la nascita delle NPIA ….. argomento non ancora abbordato, ma sarebbe bene evocare anche il ruolo crescente della CEE (Europa).

 

3° parte:A partire dagli anni 1990 si pone il problema “dell’ordine mondiale„ per il quale sono state formulate diverse risposte (il posto dell’ONU, il ruolo degli Stati Uniti), che tuttavia presentano tutte dei limiti.

 

  • – La guerra del Golfo (1991) fornisce un’occasione per aprire la questione “della governance mondiale„ delle relazioniinternazionali.Si svolge sotto l’egida dell’ONU e lascia pensare che quest’ultimo potrebbe prendere l’iniziativa.
  • – Tuttavia i suoi limiti si manifestano molto rapidamente:la comparsa di nuove minacce, come il terrorismo islamico, le guerre civili, i genocidi…
  • – La situazione cambia completamente con la distruzione del World Trade Center a New York, l’11 settembre 2011:azioni militari americane senza mandato dell’ONU (Iraq 2003).
  • – La politica unilaterale sviluppata dagli Stati Uniti nel decennio del 2000 ha avuto per conseguenza lo sviluppo dell’antiamericanismo nell’opinione pubblica internazionale.